• Laboratorio di recitazione cinematografica finalizzato alla realizzazione di un corto


    PRESSO RITMI DI TEATRO
    ROMA – VIA DELLA STAZIONE TUSCOLANA, 27- (METRO PONTELUNGO)
    CORSI APERTI DA OTTOBRE A GIUGNO
    TUTTI I LUNEDI' DALLE 15:30 ALLE 19:30
    CLASSE A NUMERO CHIUSO: 12 POSTI 

    SI CONCLUDERA' L'ANNO CON LA PRODUZIONE DI UN CORTO A CUI GLI ALLIEVI PRENDERANNO PARTE.




    Per INFO a selezioni e colloqui:
    info@francescodignazio.com
    TEL: + 39 347 9360886 / + 39 3467282770

  • Programma:

    - ESERCIZI DI RILASSAMENTO;
    - IMPROVVISAZIONE;
    - LAVORO SUL TESTO E SUL PERSONAGGIO;
    - STUDIO DELLE SCENE CON LA MACCHINA DA PRESA;
    - PREPARAZIONE AL PROVINO;
    - COME AFFRONTARE IL MONDO DEL LAVORO
    (BOOK FOTOGRAFICO, AGENZIA, CURRICULUM);
  • Presentazione

    Con l’esperienza e il tempo mi sono reso conto che la prima qualità che un attore dovrebbe stimolare, oltre alla volontà e all’umiltà di mettersi al servizio del suo personaggio, è lo spirito di adattamento alle situazioni circostanti. Ho visto bravissimi attori perdersi di fronte alla frenesia di un set e non dare il massimo o irrigidirsi completamente davanti all’emozione di un provino. Personalmente ho avuto una preparazione classica che poi ho voluto arricchire frequentando diversi seminari associati a differenti metodi d’interpretare la recitazione. Tutti insegnamenti validissimi e utili per la crescita di un attore, ma nella maggior parte dei casi troppo didattici e lontani dalla reale esperienza che poi si va ad affrontare nel mondo del lavoro. Uno su tutti mi ha cambiato e mostrato un approccio nuovo, più libero, meno serioso e cervellotico rispetto a quelli che avevo incontrato fino ad allora. Parlo di un workshop fatto parecchi anni fa condotto da Vincent Schiavelli (lo ricorderete in “Ghost”, “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, “Amadeus” e tanti altri). Ho avuto la fortuna di parteciparvi prima come allievo e poi come suo assistente. Era un lavoro improntato prevalentemente sul gioco, sull’improvvisazione e sulla logica che fa muovere ogni personaggio. Si parlava di adattarsi alle caratteristiche del ruolo attraverso noi stessi, sulla base di quello che siamo, senza andare a cercare nulla di troppo lontano o artificioso. Su questi elementi dopo tanti anni ho sviluppato un mio metodo che oggi come autore e regista dei miei lavori cerco di comunicare sempre agli attori che dirigo. Reputo recitare un gioco che bisogna portare avanti divertendosi con il massimo impegno, cercando di liberarsi dalle sovrastrutture per lasciare spazio all’istintività e riuscire in quella che è la cosa più sana nell’arte: l’azione, che in gergo viene definita, di pancia. Recitare è un’illusione, un far credere; questo non vuol dire che debba esserci falsità, ma piuttosto una realtà dove non ci saranno conseguenze reali.